4 Agosto 2013

Bratislava ci appare in lontananza, quando ancora non abbiamo superato il confine. È molto più grande di quanto pensassi; è avvolta in una foschia che la rende quasi una visione e le imprime fascino e imponenza. Oltrepassiamo il Danubio e arriviamo in centro cittá nel primo e caldo pomeriggio. Dopo esserci sistemati in hotel usciamo: il cielo si è annuvolato e la cittá ha cambiato volto.

 

Entriamo nel tourist information e salutiamo la signora dietro al bancone, che parla un italiano fluente: “Non salutate mai nessuno con ciao qui”, ci corregge subito; ” ciao era il saluto del regime”. E comincia così a raccontarci qual’è lo spirito che oggi accompagna la più grande città della Repubblica Slovacca: un incontro interessante che ci consentirà di comprendere più a fondo Bratislava, una città che porta ancora con se i postumi del regime comunista, una città che solo ora, con le nuove generazioni, sta ricominciando a risplendere.

A cavallo tra l’est e l’ovest, Bratislava racchiude fascino, inquietudine, splendore e rovina, volontà di allontanare il passato che l’ha messa in crisi e fiducia nel futuro; una città in cerca di un equilibrio che renda giustizia alla sua bellezza e alle sue potenzialità.

Cominciamo il nostro giro per le strade della città, fermandoci alla Chiesa Blu (Chiesa di Santa Elisabetta): un esempio di art nouveau applicata alle architetture est-europee, con richiami al romaico e all’architettura bizantina. Una celebrazione è in corso, e la chiesa è gremita di gente, tanto che alcuni ascoltano la messa dal sagrato o dalla piazza esterna.

Inutile dire che il nome con cui è conosciuta è dovuto alla sua caratteristica e singolare colorazione azzurra che da lontano la fa apparire quasi come fosse di marzapane. Proseguiamo, facendo tappa alla Comenius University, la più grande universitá della Slovacchia, fondata nel 1919.

Ci dirigiamo poi verso il Ponte Vecchio (Stary Most) e attraversiamo il Danubio per raggiungere la riva opposta, ravvivata da locali, una spiaggia pubblica, campi da beach volley e dove molte persone trascorrono qualche ora di svago.

Arriviamo al Ponte Nuovo (in passato Ponte della Rivoluzione Nazionale Slovacca) e saliamo, tramite un ascensore, sulla sua torre, a 95 metri di altezza, da dove riusciamo ad ammirare la città con una vista a 360°.

Il ponte venne fortemente voluto dal regime comunista per finalità propagandistiche e costruito tra il 1967 e il 1972, anche per rendere possibile il collegamento tra la città vecchia di Bratislava e Petrzalka, il nuovo sobborgo della capitale; ciò avvenne non con poche ripercussioni sulla fisionomia della città: sorge infatti a ridosso del centro storico, separando l’unicum urbanistico che esisteva tra quest’ultimo e la fortezza, passando a soli 3 metri dalla Cattedrale di San Martino; inoltre, per la sua costruzione, il quartiere ebraico di Bratislava, già pesantemente colpito dai nazisti, fu completamente sventrato. Si sta facendo buio e le luci cominciano a illuminare gli edifici, le strade, l’ Apollo Bridge e il bianco castello, simbolo della città, situato sulla collina.

Rientriamo in albergo per tempo, prima che scoppi un violento temporale, attraversando le animate vie del centro.

5 Agosto 2013

Ci svegliamo con un sole radioso che scalda la luce della camera. Consumiamo un’ abbondante colazione e riprendiamo la nostra visita alla città. Fa molto caldo. Arriviamo nella piazza principale, Hlavnè Namestie, che vista con il sole ha un aspetto e una vita totalmente differenti da quelle di ieri: è il cuore del centro antico, che ospita, oltre alle ambasciate francese e giapponese, edifici storici e concerti, manifestazioni e mercatini.

Esploriamo le vie della città, scoprendo scorci caratteristici.

Raggiungiamo la Cattedrale di San Martino, la chiesa piú importante di Bratislava, costruita nel XV secolo sui resti di una chiesa romanica e che pur avendo subito nel corso dei secoli numerose restrutturazioni, conserva ancora l’ originale impianto gotico.

Questo, per tre secoli, fu il luogo dell’ incoronazione dei re di Ungheria.

Raggiungiamo la Chiesa della Trinità, un edificio barocco nel quartiere Staré Mesto e ritorniamo nel cuore del centro storico attraversando la Porta di San Michele, per concederci un pranzo.

Nel pomeriggio passiamo all’ edificio della Radio Slovacca, completato nel 1983, dalla singolare forma di piramide ribaltata, e al Grassalkovich Palace, residenza del presidente della Slovacchia, dove assistiamo al cambio della guardia.

Da li ci incamminiamo e arriviamo alla collina dello Slavín, il monumento ai caduti dell’ armata rossa durante il tentativo di liberazione di Bratislava dalle truppe naziste nella Seconda Guerra Mondiale.

Una scalinata conduce ad un ampio spazio dove riposano 6845 soldati sovietici e dove si erge il monumento vero e proprio, che porta un obelisco di 39,5 metri di altezza, sormontato dalla statua di un soldato.

Da questo spazio, quasi extraterreno, si apre una vista sulla città, che riposa silenziosa nelle piú calde ore del pomeriggio. Scendiamo e risaliamo fino al Castello, imponente e dall’ aspetto quasi fiabesco. La sua costruzione cominciò nel IX secolo, ma il suo aspetto attuale è dovuto ad una serie di trasformazioni e ricostruzioni avvenute nei secoli, fino a che nel 2008, con l’ ultimo restauro, non assunse la sua discussa colorazione bianca.

Dopo una passeggiata nel parco scendiamo in città, passando davanti a Cumil, forse la più famosa delle statue che dalla fine del regime comunista animano la città: un simpatico uomo che sbuca da un tombino.

Il sole sta tramontando; lasciamo Bratislava per partire verso l’Ungheria.

 

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