In un ventoso e fresco pomeriggio di Ottobre, con il sole ormai calante tra le creste che si stagliano di fronte all’alpe, arriva Annie, una donna residente nella Svizzera francese, sola, alla baita.


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 19 ottobre 2018

Alagna Valsesia non è di certo la meta alpina più conosciuta e frequentata dalle grandi masse di turisti, che preferiscono sicuramente i paesaggi più conosciuti del Trentino o della Valle d’Aosta. Eppure, nel giro di un mese esatto, a quota 2000 metri, il passaggio di escursionisti stranieri è stato abbastanza impressionante ed inaspettato per me. Ad immaginarlo prima, mai avrei pensato di dover parlare inglese su di un cocuzzolo di una montagna. E invece (mio malgrado) è successo.

Dall’ingegnere canadese che parlava abbastanza fluentemente italiano, a Martina e Gustavo, due fotografi olandesi arrivati in valle per un reportage sul Monte Rosa, per i quali l’italiano è solamente una bellissima lingua, impossibile da imparare o da parlare.

Poi Brian, salito all’alpe per un pranzo in compagnia, originario dello stato dell’Oregon, che però già dall’infanzia è stato abituato a viaggiare molto tra la California e Chicago e che ora, da qualche anno ormai, ha trovato la sua di America proprio ad Alagna. Se provi ad accennargli al fatto di ritornare in America ti risponde (con una marcatissima cadenza americana) che non è mica pazzo: perché tornare negli Stati Uniti quando in Italia si mangia da Dio? Come dargli torto. E infatti lo stesso giorno Astrid, anche lei dell’Olanda ma italianizzata ormai da anni, porta un magnifico ragù fatto in casa, perfetto per le penne, in grado di rendere tanto felice il buon Brian.

Ma l’incontro che mi ha colpito di più è stato quello con Annie, una donna residente nella Svizzera francese, profondamente amante della montagna sotto tutte le sue sfaccettature.

In un ventoso e fresco pomeriggio di Ottobre, con il sole ormai calante tra le creste che si stagliano di fronte all’alpe, arriva sola alla baita. Le preparo un tè caldo e l’occorrente per una doccia altrettanto calda, nel frattempo io inizio a preparare la cena. Dopo un risotto ai formaggi, il silenzio e la pace, che solo questo luogo nelle fredde serate sa darti, ci spinge a chiacchierare sempre di più. Il suo italiano raffinato con un leggero accento francese mi fa molta simpatia e nonostante il mio francese sia da turista, riusciamo a capirci bene. Fin da subito, mentre mi parla della sua vita, la sento molto vicina: anche lei diplomata all’Accademia di Belle Arti, voleva diventare una grafica, il suo grande amore per la montagna però le ha fatto prendere una strada diversa per i primi anni dopo il diploma. Ogni estate infatti, mollava il lavoro di grafica, che si era guadagnata con fatica durante l’inverno, per salire in alpeggio e intraprendere il lavoro di “pastora”. Con un gregge di pecore saliva nei pascoli in quota, si occupava del pascolare gli animali, del fare il formaggio e di tutto ciò che riguardava la manutenzione della stalla e della baita. Insomma non un lavoro da tutti, che richiede tanta passione e sacrificio, ma che, per due mesi l’anno, come capitava ad Annie, permette di vivere a pieno l’essenza di quello che la montagna può dare.

Capisco molto bene il legame con le sue montagne che, esattamente come me, hanno sempre fatto parte della sua vita. Comprendo l’amarezza che si cela dietro ai suoi occhi quando mi dice che ora insegna in una comunità di recupero e che il lavoro le piace molto, ma le montagne sono ciò che costantemente più le manca nella vita.

Prese da questi attimi di confessioni personali, le racconto di come anch’io mi trovo in un periodo in cui l’indecisione sul futuro spesso prende il sopravvento e di come spesso mi trovo a pensare che alcune scelte, prese in quest’ultimo periodo, mi abbiano fatto sbandare dalla strada che mi ero prefissata di percorrere. Lei, con il suo accento dolce, mi dice che mi capisce e che si ricorda bene di quando anche lei ha vissuto questo periodo della vita. Si ricorda di come era grande ed esaltante la sensazione di libertà per il poter decidere di intraprendere qualsiasi strada avesse voglia, ma di come questa libertà, allo stesso tempo, le pesasse molto in quanto sinonimo di grande responsabilità. “E se decido di intraprendere esperienze che poi mi porteranno a qualcosa che in realtà non voglio nella vita?” le chiedo io, “Fai quello che senti che ti piace e che ti appassiona di più in quel momento, così nel caso non andasse bene, sarai sicuramente cresciuta a livello personale e nel frattempo ti sarai divertita!” mi risponde lei. Ed è proprio il tipo di saggezza e di leggerezza che vorrei avere anch’io nell’affrontare la vita.

Ritorniamo in un lampo al discorso montagna, che è ciò che più lega entrambe, e le mostro un libro che mi era capitato tra le mani qualche giorno prima. Il libro parla degli ultimi pastori di Alagna, quelli veri ed autentici, che in altre vallate non esistono più. Le porgo il libro e lei, davanti ad una tisana bollente, incuriosita, lo sfoglia rimanendo molto colpita dalle poesie in lingua Walser riportate su molte pagine. Avendo studiato a Basilea sa bene il tedesco e riesce a comprendere anche questa particolare, e storica, lingua originaria proprio della Svizzera. Con pazienza mi spiega il significato di molte parole e il senso della poesia, nonostante la traduzione in italiano sia proprio al fianco. A però mi piace molto ascoltare le sue spiegazioni e soprattutto imparare qualcosa su questa lingua per me totalmente sconosciuta, dai suoni così taglienti.

Mi rendo conto a posteriori che, nella sua semplicità, questa è una delle serate che più mi rimarrà nel cuore tra quelle trascorse all’Alpe. Forse proprio perché è stata una delle meno “caotiche” ma quella in cui ho potuto entrare veramente in contatto e conoscere la vita di una persona fisicamente così distante da me, ma in realtà veramente molto vicina sia come passioni sia come spirito. Mi rendo conto che spesso non è per forza necessario intraprendere esperienze enormi per conoscere e per arricchirsi, basta solamente prestare attenzione a chi ci circonda, perché dietro l’apparenza spesso si celano storie ed esperienze che, in modo sottile ed impercettibile, possono cambiare la nostra percezione del vivere.

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