"Mi volto per tagliare a fette la torta e mi lascio sfuggire qualche lacrima, pensando che forse è vero che una volta le comunicazioni erano più difficili, ma erano sicuramente anche più vere e profonde"


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7 Ottobre 2018

Luigi e Marta, due pensionati di Borgosesia (Vercelli), arrivati all’alpe in giornata per pranzare in compagnia e per condividere un momento per loro molto importante. E poi a mezzogiorno, in una fresca giornata di ottobre, tutti gli escursionisti arrivati in vetta decidono che è meglio pranzare in baita, scaldati dal calore della stufa. Mi ritrovo dunque attorno all’unico tavolo della baita che permette di scoprire storie e vite differenti, insieme ad una coppia di fidanzati di Borgosesia, a una coppia di signori di Varese e ovviamente insieme a Marta e Luigi.

 Prima di sedersi a tavola Luigi mi porge due bottiglie di vino: una da condividere durante il pranzo e una da accompagnare poi, con la torta appena sfornata.

Ci sediamo tutti a tavola e, in mezzo alle varie chiacchiere che ci permettono di conoscerci a vicenda, osservo Marta che mi colpisce fin da subito. Una donna bella, con occhi grandi e luminosi, lunghi capelli grigi raccolti in uno chignon e rughe delicate che mettono in risalto il viso e gli occhi, che trasmettono immediatamente un senso di tenerezza e di bontà. Penso che dev’essere sempre stata una donna bellissima, dai modi di fare sicuramente amorevoli e pacati. Con il suo atteggiamento riservato e delicato ci dice, in tono quasi un po’ imbarazzato e con un morbido sorriso, che oggi sono all’alpe per festeggiare i loro cinquant’anni di matrimonio, che dieci anni prima erano qui per festeggiare i quarant’anni e che tra dieci anni, a costo di farsi portare su in elicottero, saranno sempre qui, insieme, a festeggiare.

Partono gli auguri e i brindisi da tutto il tavolo, le persone non riescono a meno di chiedere aneddoti sulla loro lunga storia. Luigi, uomo distinto e ben curato, inizia dunque a raccontare dettagli di questi cinquant’anni passati insieme, dalle lunghe lettere scritte a mano ai tempi del militare, al lavoro di elettricista che è cambiato tanto nel corso degli anni, fino al figlio che sta seguendo le sue orme.

Io continuo sempre ad osservare Marta, che durante questi racconti non aggiunge nulla, si limita a mantenere lo sguardo basso e sognante, con un timido sorriso sul viso e gli occhi lucidi, ripercorrendo e rivivendo le emozioni di tutto ciò che il marito sta raccontando.
Rimango molto affascinata dal modo di fare di questa donna, così diverso da ciò che spesso sono abituata a vedere in altre donne, che non si mette particolarmente in mostra e che non necessita di molte parole per esprimere ciò che è.

Finito il pranzo e finiti i racconti di Luigi, recupero dalla dispensa due candeline che formano il numero 50 e le metto sulla torta. Luigi sfoggia invece una vecchia Nikon a rullino, dicendo che nonostante esistano i cellulari e malgrado i costi delle pellicole siano ormai altissimi, solo così i ricordi rimarranno per sempre.

Porgo la torta con le candeline alla coppia, prima di spegnerle si abbracciano emozionati e poi soffiano insieme.


In quel momento mi sembra di vedere una coppia di fidanzatini adolescenti: dolci e con l’animo ancora vivace. È chiaro che quel 50 non è un peso, ma è un numero leggero che fa semplicemente parte della loro vita, rivela nei loro sguardi e nel loro abbraccio un amore ancora intenso e profondo, che va oltre a qualsiasi futilità della vita. Un amore che, seppur nato “quando tutto era più difficile”, ha vissuto di momenti veri e concreti, nel bene e nel male, e che ha fatto sì che oggi, dopo cinquant’anni, il loro sguardo curioso e la tenerezza del loro abbraccio siano gli stessi dei due adolescenti che si scrivevano lettere infinite e che facevano chilometri in bici per potersi vedere.

 Io, fredda come l’Islanda, che spesso mi vergogno a mostrare i miei sentimenti, mi volto per tagliare a fette la torta e mi lascio sfuggire qualche lacrima, pensando che forse è vero che una volta le comunicazioni erano più difficili, ma erano sicuramente anche più vere e profonde. 


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